Bodywork

Sabato 17 e domenica 18 dicembre 2011 si terrà un  corso base di Bodywork (prima parte), la seconda parte si terrà sabato 14 e domenica 15 gennaio 2012.  E' una strada per apprendere a contattare il corpo dell'altro e creare una comunicazione sensibile ed empatica attraverso il Tocco, aprendo alla trasformazione. Attraverso la mobilizzazione delle articolazioni (joint release), si utilizzano dei movimenti delicati e ritmici che permettono di rilasciare le tensioni accumulate nelle giunture riportando elasticità e libertà di movimento. Tecniche di consapevolezza corporea ci aiuteranno a prenderci cura con attenzione del corpo, dando consapevolezza a parti che avevamo dimenticato. L'ascolto di pensieri, sensazioni ed emozioni avvicineranno all'Integrità e all'incontro dell'altra Persona. Per iscrizioni compilare la scheda.

L’importanza del contatto

Il contatto fisico è l’elemento fondamentale dell’intimità. Diversi studi clinici, hanno dimostrato che in assenza di contatto si registrano: segnali di paranoia, apatia verso l’ambiente, ostilità a stimoli nuovi, disturbi da stress, scarso istinto di riproduzione ed involuzione delle normali interazioni di tutti i tipi. Quando i bambini sono toccati poco, crescono meno, hanno meno difese immunitarie, capacità di apprendimento ridotte ed un gran numero di disturbi della sfera emotiva.

L’uso del tocco è sicuramente l’arte più antica, intuitiva e naturale, utilizzata dall’essere umano per lenire la sofferenza. Fin dai primi mesi di vita è stato il nostro strumento di percezione, di comunicazione e di conoscenza del mondo circostante. Ma nella nostra società il contatto fisico è diventato un tabù e avviene solo in situazioni codificate di ruoli prestabiliti. Il corpo è la sorgente della nostra vitalità e della nostra naturale capacità di sentire e di provare piacere e gioia, ma i condizionamenti del passato ci hanno insegnato ad andare contro il corpo e le sue sensazioni. Questa antica arte costituisce dunque, oggi maggiormente, un potente strumento per creare comunicazione e dialogo tra le infinità di voci che rappresentano il linguaggio del corpo. Le nostre articolazioni, i nostri muscoli, contengono ricordi addormentati del passato che ci collegano a gesti, a posture o ad una respirazione corta e repressa. Qualunque sofferenza può essere congelata all’interno di un blocco nel quale si ha una sensazione di assenza di dolore e dunque di momentaneo sollievo. Si tratta di una modalità inconscia di sopravvivenza, un naturale meccanismo attivato dal nostro cervello per salvaguardarsi nei confronti di esperienze troppo dolorose. Rimanendo bloccati in questo stato si perde però la consapevolezza della realtà, di una condizione normale di salute.

Il massaggio è chiaro per coloro che si danno il permesso di ascoltare con gli occhi, con le mani ciò che sta avvenendo nell’altro. Ciò che si va a lavorare non è l’essere della persona ma il suo “essere-nel-mondo” (ego). Lo studio della maniera in cui una persona funziona nel suo ambiente è lo studio di ciò che accade al confine. I nostri pensieri, le nostre azioni, il nostro comportamento, le nostre emozioni sono il nostro modo di sperimentare e di incontrare questi eventi di confine. La pelle è il piano materiale di questo confine, ci protegge, ci delimita e funge da organo di scambio con l’ambiente attraverso le terminazioni nervose e i pori.

Il contatto è ciò che integra l’emozione, il respiro, il ritmo, l’ascolto ad una connessione più alta rendendoli funzionali alla persona. Occorre entrare “dentro”, sotto la pelle, negli angoli, nei luoghi dove la vita scorre, non basta vedere da fuori bisogna “esserci”, essere dentro al contatto per poter dare integrazione, consapevolezza ed identità ai movimenti.

Un atto d’amore che passa attraverso un approccio che chiamiamo “connessione consapevole”, per dare una risposta al desiderio dell’individuo di identità, salute, benessere e integrazione.

 

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L’attenzione al respiro

Durante il lavoro sul corpo la nostra respirazione svolge un ruolo fondamentale. Respirare significa prima di tutto veicolare energia vitale all’interno del nostro corpo. In India per indicare l’energia viene utilizzata la parola prana che ha origine sanscrita e significa “respiro”. Attraverso l’inspirazione assimiliamo nuova energia per il nostro fabbisogno, mentre durante l’espirazione eliminiamo le tossine (nella misura del 70% di quelle di tutto il nostro corpo). Ma il fluire di quest’energia ha un importante effetto anche sulle emozioni, sui ricordi e sui pensieri oltre che sul corpo fisico. Quanta più energia ci permettiamo di veicolare tanto più saremo in grado di “sentire” tutto ciò che succede dentro di noi.

La profondità del respiro, ha effetto, sia sull’intensità del sentire sia sull’essere vitale, e quindi sul creare, il muoversi, il fare. Il respiro è la voce, l’espressione di movimento ed energia, che lentamente fruisce ossigeno a tutti i processi metabolici del corpo, ed è alla base di ogni esperienza di piacere o dolore. Respirare nel modo corretto, significa sentire il nostro corpo, le nostre emozioni, ciò che pulsa dentro di noi e da cui spesso tentiamo di allontanarci per paura di ciò che non conosciamo e non riusciamo a controllare. Ed è proprio la paura che ci spinge a reprimere il respiro ed a contrarci per non sentire.

Se osserviamo un neonato che respira, vedremo come l’intero corpo è coinvolto, impegnato, percorso dalla testa ai piedi dal dolce moto ondulatorio di espansione e contrazione. È possibile sviluppare una tendenza a trattenere costantemente il respiro, non svuotando mai del tutto i polmoni o, al contrario, mantenendoli sempre mezzi vuoti. In tal modo perdiamo il nostro autentico e fondamentale legame con l’universo, e diventiamo esseri separati, smarriti, soli e ansiosi. Permettersi di respirare maggiormente, creerà dunque lo spazio affinché il lavoro sul corpo possa funzionare meglio. Ascoltare il respiro nelle sue ampiezze e nelle sue apnee, da parte dell’operatore, sarà altresì utile per rendersi conto di cosa sta accadendo e quale strada sta prendendo il processo attivato.

Liberare le emozioni

Per emozione intendiamo ogni agitazione o turbamento della mente, sentimento o passione, ogni stato fisico o mentale, violento o eccitato che nasce dentro di noi e muove verso l’esterno (dal latino emovere). Anche quando le emozioni rimangono nascoste alla nostra coscienza sono un fattore che determina le nostre scelte. L’emozione è una manifestazione biologica, pulsionale, che dura pochi istanti. A questa spesso segue un sentimento o stato d’animo che è legato più ad una elaborazione o reazione mentale.

Già da un età molto precoce, la maggior parte di noi prova il bisogno di soffocare alcuni sentimenti. Gli adulti respingono i nostri bisogni, le lacrime o la rabbia, minacciano di punirci, persino privandoci dell’amore. Ciò che accade all’impulso originario di esprimere l’emozione è che l’energia messa in moto si scinde metà in direzione dell’espressione e metà in direzione della repressione, il risultato è che facciamo a “braccio di ferro” con noi stessi. Trattenere il respiro volontariamente, come fa il neonato, diventa presto un atto inconscio. La respirazione bloccata è l’essenza del corazzamento, nome dato da Reich per indicare lo stato di tensione muscolare cronica e di blocco emotivo in cui sono imprigionati quasi tutti. È possibile che vi siano individui costantemente arrabbiati e aggressivi, che non si permettono mai di sentirsi deboli, tristi o piccoli. Altri possono essere sempre gentili e miti, e rifiutano di farsi valere con gli altri. Le emozioni escluse rimangono bloccate in tensioni muscolari locali, come ‘congelate’. I nostri sentimenti repressi sono carichi di energia. Quando liberiamo un’emozione è possibile liberare non solo l’energia dell’emozione stessa, ma anche quell’energia scissa che è stata impegnata per reprimerla.

Non si tratta di fare un lavoro per renderci vulnerabili ma di riacquistare il potere di scegliere, ovvero la capacità di essere amorevoli e aperti, di bruciare di giusta ira, oppure di chiudersi completamente per un po’. Tanto più una persona è corazzata, tanto meno avrà libertà di espressione, individualità e ricchezza interiore, e tanto più tenderà a seguire dei binari fissi, collaudati.

Quando l’energia non può fluire liberamente attraverso il corpo si formano zone ‘sovraccariche’, dove l’energia si inceppa e ristagna, ed altre ‘scariche’, dove non giunge affatto. Con il tempo ciò causa uno squilibrio cronico al livello dei tessuti e degli organi, che permette l’instaurarsi di infezioni o di disordini funzionali.

La parola chiave è “arrendersi”, non a qualcuno o a qualcos’altro, ma a se stessi. I sentimenti cambiano quando vengono espressi. È solo aprendomi al dispiacere, alla rabbia o alla paura, e accettando sinceramente il fatto che per ora è quella la mia realtà, che sarò in grado di trascenderla. Per affrontare il mondo è necessario affrontare se stessi, così come siamo piuttosto che come ci piacerebbe essere.

Le sensazioni sono di valore neutro, né buone né cattive, sono semplicemente lì. Non sono loro a causarci dei problemi, ma ciò che “sentiamo” nei loro confronti: la vergogna, l’imbarazzo, il rifiuto. È la nostra resistenza a portarci verso il dolore. Quasi certamente le circostanze saranno cambiate dal momento in cui ci facevano paura, e probabilmente sarebbe il caso di riconsiderare alcune decisioni passate, di liberarsi almeno in parte della nostra resistenza e di alcuni dei limiti che abbiamo imposto all’espressione di noi stessi.

Un rimedio contro lo stress

Lo stress è la risposta funzionale con cui il nostro organismo reagisce ad uno stimolo violento. Si tratta di una reazione di sopravvivenza immediata in occasione di un evento straordinario. Il corpo tende quindi a dare priorità a quelle parti incaricate della difesa come i muscoli, il cuore, gli occhi mentre toglierà ad altre parti come la pelle, gli intestini e lo stomaco. A livello cerebrale le parti coinvolte saranno quelle più primitive che attivano risposte di rabbia, paura e lotta condannandoci a vivere in uno stato di “incoscienza emozionale” che non ci permette di sentire il piacere, l’amore e la tranquillità.

Nella prima fase la persona ha la percezione di perdere il controllo sulle cose, nella seconda la persona si adatta a questa mancanza creandosi delle resistenze fisiche, mentali ed emotive e nell’ultima fase avviene un vero e proprio tracollo (esaurimento) i meccanismi fisiologici sballano sempre di più. Ma gli eventi stressogeni non giungono solo dall’esterno, ma anche dalla pressione dei nostri desideri e la conseguente difficoltà di reggere e gestire l’ansia dell’attesa del loro soddisfacimento. Questo ci spinge, istintivamente, alla ricerca del piacere più veloce e più facile come compensazione (alcool, sigarette, droghe, ecc.).

Tutto questo appare oggi notevolmente amplificato da ritmi di vita sempre più veloci, sempre più lontani dai nostri bioritmi e da desideri “suggeriti” con un’insistenza sempre più pressante senza riuscire spesso a cogliere il limite. Ci sentiamo sempre pronti ad agire perdendo la capacità di rilassarci, andando incontro ad uno stato di ansia cronica.

Il punto di svolta per la gestione degli agenti stressogeni e degli effetti dello stress è la consapevolezza. La presenza nel qui e ora che ci liberi dalla reattività, dovuta ai traumi ed ai condizionamenti del passato, che si traduce in una maggiore presenza nel processo vitale del nostro corpo, della nostra mente e delle nostre emozioni attraverso il cambiamento degli stati in un contesto di fiducia.