L’importanza del contatto
Il contatto fisico è
l’elemento fondamentale dell’intimità. Diversi studi clinici, hanno
dimostrato che in assenza di contatto si registrano: segnali di paranoia, apatia
verso l’ambiente, ostilità a stimoli nuovi, disturbi da stress, scarso
istinto di riproduzione ed involuzione delle normali interazioni di tutti i
tipi. Quando i bambini sono toccati poco, crescono meno, hanno meno difese
immunitarie, capacità di apprendimento ridotte ed un gran numero di disturbi
della sfera emotiva.
L’uso del tocco è
sicuramente l’arte più antica, intuitiva e naturale, utilizzata dall’essere
umano per lenire la sofferenza. Fin dai primi mesi di vita è stato il nostro
strumento di percezione, di comunicazione e di conoscenza del mondo circostante.
Ma nella nostra società il contatto fisico è diventato un tabù e avviene solo
in situazioni codificate di ruoli prestabiliti. Il corpo è la sorgente della
nostra vitalità e della nostra naturale capacità di sentire e di provare
piacere e gioia, ma i condizionamenti del passato ci hanno insegnato ad andare
contro il corpo e le sue sensazioni. Questa antica arte costituisce dunque, oggi
maggiormente, un potente strumento per creare comunicazione e dialogo tra le
infinità di voci che rappresentano il linguaggio del corpo. Le nostre
articolazioni, i nostri muscoli, contengono ricordi addormentati del passato che
ci collegano a gesti, a posture o ad una respirazione corta e repressa.
Qualunque sofferenza può essere congelata all’interno di un blocco nel quale
si ha una sensazione di assenza di dolore e dunque di momentaneo sollievo. Si
tratta di una modalità inconscia di sopravvivenza, un naturale meccanismo
attivato dal nostro cervello per salvaguardarsi nei confronti di esperienze
troppo dolorose. Rimanendo bloccati in questo stato si perde però la
consapevolezza della realtà, di una condizione normale di salute.
Il massaggio è chiaro per
coloro che si danno il permesso di ascoltare con gli occhi, con le mani ciò che
sta avvenendo nell’altro. Ciò che si va a lavorare non è l’essere della
persona ma il suo “essere-nel-mondo” (ego). Lo studio della maniera in cui
una persona funziona nel suo ambiente è lo studio di ciò che accade al
confine. I nostri pensieri, le nostre azioni, il nostro comportamento, le nostre
emozioni sono il nostro modo di sperimentare e di incontrare questi eventi di
confine. La pelle è il piano materiale di questo confine, ci protegge, ci
delimita e funge da organo di scambio con l’ambiente attraverso le
terminazioni nervose e i pori.
Il contatto è ciò che integra
l’emozione, il respiro, il ritmo, l’ascolto ad una connessione più alta
rendendoli funzionali alla persona. Occorre entrare “dentro”, sotto la
pelle, negli angoli, nei luoghi dove la vita scorre, non basta vedere da fuori
bisogna “esserci”, essere dentro al contatto per poter dare integrazione,
consapevolezza ed identità ai movimenti.
Un atto d’amore che passa
attraverso un approccio che chiamiamo “connessione consapevole”, per dare
una risposta al desiderio dell’individuo di identità, salute, benessere e
integrazione.
Trattamento anti-stress M.E.M.
L’attenzione al respiro
Durante il lavoro sul corpo la
nostra respirazione svolge un ruolo fondamentale. Respirare significa prima di
tutto veicolare energia vitale all’interno del nostro corpo. In India per
indicare l’energia viene utilizzata la parola prana che ha origine sanscrita e significa “respiro”. Attraverso
l’inspirazione assimiliamo nuova energia per il nostro fabbisogno, mentre
durante l’espirazione eliminiamo le tossine (nella misura del 70% di quelle di
tutto il nostro corpo). Ma il fluire di quest’energia ha un importante effetto
anche sulle emozioni, sui ricordi e sui pensieri oltre che sul corpo fisico.
Quanta più energia ci permettiamo di veicolare tanto più saremo in grado di
“sentire” tutto ciò che succede dentro di noi.
La profondità del respiro, ha
effetto, sia sull’intensità del sentire sia sull’essere vitale, e quindi
sul creare, il muoversi, il fare. Il respiro è la voce, l’espressione di
movimento ed energia, che lentamente fruisce ossigeno a tutti i processi
metabolici del corpo, ed è alla base di ogni esperienza di piacere o dolore.
Respirare nel modo corretto, significa sentire il nostro corpo, le nostre
emozioni, ciò che pulsa dentro di noi e da cui spesso tentiamo di allontanarci
per paura di ciò che non conosciamo e non riusciamo a controllare. Ed è
proprio la paura che ci spinge a reprimere il respiro ed a contrarci per non
sentire.
Se osserviamo un neonato
che respira, vedremo come l’intero corpo è coinvolto, impegnato, percorso
dalla testa ai piedi dal dolce moto ondulatorio di espansione e contrazione. È
possibile sviluppare una tendenza a trattenere costantemente il respiro, non
svuotando mai del tutto i polmoni o, al contrario, mantenendoli sempre mezzi
vuoti. In tal modo perdiamo il nostro autentico e fondamentale legame con
l’universo, e diventiamo esseri separati, smarriti, soli e ansiosi.
Liberare le emozioni
Per emozione intendiamo ogni
agitazione o turbamento della mente, sentimento o passione, ogni stato fisico o
mentale, violento o eccitato che nasce dentro di noi e muove verso l’esterno
(dal latino emovere). Anche quando le
emozioni rimangono nascoste alla nostra coscienza sono un fattore che determina
le nostre scelte. L’emozione è una manifestazione biologica, pulsionale, che
dura pochi istanti. A questa spesso segue un sentimento o stato d’animo che è
legato più ad una elaborazione o reazione mentale.
Già da un età molto precoce,
la maggior parte di noi prova il bisogno di soffocare alcuni sentimenti. Gli
adulti respingono i nostri bisogni, le lacrime o la rabbia, minacciano di
punirci, persino privandoci dell’amore. Ciò che accade all’impulso
originario di esprimere l’emozione è che l’energia messa in moto si scinde
metà in direzione dell’espressione e metà in direzione della repressione, il
risultato è che facciamo a “braccio di ferro” con noi stessi. Trattenere il
respiro volontariamente, come fa il neonato, diventa presto un atto inconscio.
La respirazione bloccata è l’essenza del corazzamento, nome dato da Reich per
indicare lo stato di tensione muscolare cronica e di blocco emotivo in cui sono
imprigionati quasi tutti. È possibile che vi siano individui costantemente
arrabbiati e aggressivi, che non si permettono mai di sentirsi deboli, tristi o
piccoli. Altri possono essere sempre gentili e miti, e rifiutano di farsi valere
con gli altri. Le emozioni escluse rimangono bloccate in tensioni muscolari
locali, come ‘congelate’. I nostri sentimenti repressi sono carichi di
energia. Quando liberiamo un’emozione è possibile liberare non solo
l’energia dell’emozione stessa, ma anche quell’energia scissa che è stata
impegnata per reprimerla.
Non si tratta di fare un lavoro
per renderci vulnerabili ma di riacquistare il potere di scegliere, ovvero la
capacità di essere amorevoli e aperti, di bruciare di giusta ira, oppure di
chiudersi completamente per un po’. Tanto più una persona è corazzata, tanto
meno avrà libertà di espressione, individualità e ricchezza interiore, e
tanto più tenderà a seguire dei binari fissi, collaudati.
Quando l’energia non può
fluire liberamente attraverso il corpo si formano zone ‘sovraccariche’, dove
l’energia si inceppa e ristagna, ed altre ‘scariche’, dove non giunge
affatto. Con il tempo ciò causa uno squilibrio cronico al livello dei tessuti e
degli organi, che permette l’instaurarsi di infezioni o di disordini
funzionali.

La parola chiave è
“arrendersi”, non a qualcuno o a qualcos’altro, ma a se stessi. I
sentimenti cambiano quando vengono espressi. È solo aprendomi al dispiacere,
alla rabbia o alla paura, e accettando sinceramente il fatto che per ora è
quella la mia realtà, che sarò in grado di trascenderla. Per affrontare il
mondo è necessario affrontare se stessi, così come siamo piuttosto che come ci
piacerebbe essere.
Le sensazioni sono di valore
neutro, né buone né cattive, sono semplicemente lì. Non sono loro a causarci
dei problemi, ma ciò che “sentiamo” nei loro confronti: la vergogna,
l’imbarazzo, il rifiuto. È la nostra resistenza a portarci verso il dolore.
Quasi certamente le circostanze saranno cambiate dal momento in cui ci facevano
paura, e probabilmente sarebbe il caso di riconsiderare alcune decisioni
passate, di liberarsi almeno in parte della nostra resistenza e di alcuni dei
limiti che abbiamo imposto all’espressione di noi stessi.
Lo stress è la risposta
funzionale con cui il nostro organismo reagisce ad uno stimolo violento. Si
tratta di una reazione di sopravvivenza immediata in occasione di un evento
straordinario. Il corpo tende quindi a dare priorità a quelle parti incaricate
della difesa come i muscoli, il cuore, gli occhi mentre toglierà ad altre parti
come la pelle, gli intestini e lo stomaco. A livello cerebrale le parti
coinvolte saranno quelle più primitive che attivano risposte di rabbia, paura e
lotta condannandoci a vivere in uno stato di “incoscienza emozionale” che
non ci permette di sentire il piacere, l’amore e la tranquillità.
Nella prima fase la persona ha
la percezione di perdere il controllo sulle cose, nella seconda la persona si
adatta a questa mancanza creandosi delle resistenze fisiche, mentali ed emotive
e nell’ultima fase avviene un vero e proprio tracollo (esaurimento) i
meccanismi fisiologici sballano sempre di più. Ma gli eventi stressogeni non
giungono solo dall’esterno, ma anche dalla pressione dei nostri desideri e la
conseguente difficoltà di reggere e gestire l’ansia dell’attesa del loro
soddisfacimento. Questo ci spinge, istintivamente, alla ricerca del piacere più
veloce e più facile come compensazione (alcool, sigarette, droghe, ecc.).
Tutto questo appare oggi
notevolmente amplificato da ritmi di vita sempre più veloci, sempre più
lontani dai nostri bioritmi e da desideri “suggeriti” con un’insistenza
sempre più pressante senza riuscire spesso a cogliere il limite. Ci sentiamo
sempre pronti ad agire perdendo la capacità di rilassarci, andando incontro ad
uno stato di ansia cronica.
Il punto di svolta per la
gestione degli agenti stressogeni e degli effetti dello stress è la
consapevolezza. La presenza nel qui e ora che ci liberi dalla reattività,
dovuta ai traumi ed ai condizionamenti del passato, che si traduce in una
maggiore presenza nel processo vitale del nostro corpo, della nostra mente e
delle nostre emozioni attraverso il cambiamento degli stati in un contesto di
fiducia.